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Giuseppe Garibaldi
Mentre si attendeva alla costituzione unitaria, la maggior parte degli italiani si volgeva i due gravi problemi politici del Veneto di Roma, senza la cui soluzione all'unità nazionale non si sarebbe potuta considerare compiuta.
Morto Cavour nel 1861, i ministri della destra più meno fedele alla sua idea, pur facendo qualche tentativo pacifico amichevole presso il Papa (come quello del ministro Ricasoli) e presso l'Austria (alla quale il ministro Rattazzi offrì in mano un miliardo per la cessazione del Veneto) attendevano con esagerata prudenza la buona occasione. Essi speravano, attraverso il gioco delle complicazioni internazionali, di trovare un buon alleato per strappare il Veneto in una guerra all'Austria e cercavano il momento propizio per compiere un colpo di mano sul Roma.
Ma gli animi non erano tutti ugualmente pazienti: e, particolarmente agitati dalla questione romana, si divisero in due parti. Gli uni i democratici della sinistra parlamentare, audace, frementi di impazienza e impulsivi volevano liberare Roma e Venezia occupandole a mano armata, qualunque ne fossero state le conseguenze, politiche, diplomatiche o militari, nel campo internazionale. Essi facevano capo a Garibaldi e costituivano il partito d'azione di ispirazione Mazziniana. Gli altri i liberali monarchici della destra, timorosi, inclini alla diplomazia, seguivano la politica del governo costituivano il partito moderato.
Garibaldi, riguardo alla questione romana, pose fine gli indugi nel luglio del 1862 si recò a Palermo al grido: "o Roma, o morte!" . Fu colto da manifestazioni entusiastiche subito intorno a lui si raccolsero migliaia di volontari. Nell'agosto passavano stretto di Messina per marciare sul Roma senza tener conto del proclama con cui Vittorio Emanuele condannava l'impresa come un appello alla guerra civile. Il ministro Rattazzi, costretto dalle energiche proteste di Napoleone III, invio in Calabria una colonna di per l'ordine de La Marmora, per sbarrarle la via dei Garibaldini. Il 29 agosto ad Aspromonte per informazioni vennero in contatto e vi fu uno scambio di alcune fucilate. Una decina italiani caddero dall'una dall'altra parte: lo stesso Garibaldi riceveva una palla malleolo destro, rimanendo ferito. L'episodio di Aspromonte provocò il più forte sdegno dei repubblicani contro la monarchia e determinò la caduta del ministro Rattizzi. Esso tuttavia servì al governo per dimostrare alla Francia che la permanenza delle sue truppe in Roma costituiva una pesante offesa al decoro della giovane nazione, come un continuato di sfiducia.
Garibaldi a Casamicciola Terme - Ischia
Intanto Garibaldi, amareggiato da i continui voltafaccia del governo e fiaccato dalla ferita riportata ad Aspromonte, si concede un breve periodo di riposo partendo per Casamicciola.
Garibaldi giunse ad Ischia il 19 giugno 1864 proveniente da Caprera, a bordo dell' “Udine yacht” del duca di Sutherland, il quale lo aveva accompagnato alla Maddalena di ritorno dal viaggio trionfale in Inghilterra.
Scrive l'Annecchino: è facile immaginare l'entusiasmo con cui fu colto nella nostra bella patriottica isola. Di giunse insieme sui medici curanti dottori Albanese e Basile, per sui giovani figli Menotti e Ricciotti e ad altre persone. Da porto di Ischia si recò subito a Casamicciola, dove prese alloggio nella villa Manzi incontra da piazza dei bagni, accosta allo stabilimento omonimo. Esso sia fu chiamato presso Garibaldi il dottor Antonio Mennella, medico di dette terme; e, richiesto de sui medici curanti Albanese e Basile se le acque termominerali fossero indicate per le malattie del generale, i quali esse fossero preferite, il Mennella consiglio quelle del Gurgitiello sotto forma di doccia in bagno e le stufe a vapore di San Lorenzo in Lacco Ameno, raggiungendo alcune opportune raccomandazioni indispensabili per il buon successo della cura. Queste raccomandazioni non furono accolte favorevolmente nei medici curanti, che decisero di iniziare subito la cura termale del generale, accettando un solo suggerimento del dottor Mennella: quello che si cominciasse dalle acque dell'occhio (leggermente canine) per pensare quelle del Gurgitiello.
Difatti l'indomani, di buon'ora, il generale, in compagnia de sui medici curanti del dottor Mennella, si recò fare il primo bagno di acqua dell'Occhio alla temperatura di 26 gradi, che della durata di 20 min.
Nel bagno fu praticato una doccia pioggia sulla pelle sull'articolazione Tibio-tarsea dritta. Dopo, riposo a letto un'ora e vi vanta i due grossi bicchieri di acqua del Castiglione.
Il giorno dopo il generale verso la villa Manzi,e passò col suo seguito all'hotel “Belle Vue” di proprietà del signor Zavota (oggi villa Parodi), si in posizione panoramica. I motivi di questo repentino trasferimento di Garibaldi sono da ricercarsi in una disputa piuttosto violenta scoppiata fra i familiari del generale dell'ispettore Luigi Manzi, incaricato di vigilare sull'illustre ospite.
Il garibaldino Antonio Guerritore descrive la circostanza: << in questo tempo venne sollevato l'animo mio dalla missione che ebbi di vigilare alla sicurezza della persona di Garibaldi, che si era recato a Casamicciola, per fare la cura delle acque termo minerali per le ferite sofferte.
I queste delicate nobili missione venne prima affidata l'ispettore Luigi Manzi; ma, siccome questi si era condotto poco gentile cui familiari di Garibaldi, per le sbirresche maniere assunte, venne richiamato a Napoli dal marchese d'Afflitto, allora prefetto della provincia, e fu destinato io a succedere al Manzi>>.
All'hotel “Belle Vue” Garibaldi trovò finalmente quella serenità necessaria per dimenticare le amarezze di Aspromonte di attenuare i disagi che gli procuravano ferite al piede. Una villa di stile fine 800 era tuffato nel dette degli aranceti e prendeva comoda da alcuni pini secolari che protendevano le loro fiume verso il mare.
Il generale senza molto presto, le luci dell'alba, montando sulla carrozzella facevano sua passeggiata mattutina nel parco della resistenza, attaccandosi ad ammirare la vigna già ricca di grappoli in maturazione.
Seguivano poi le cure termali con le acque miste dell'occhio e del Gurgitiello che contribuirono alla cicatrizzazione della ferita.
Intanto la notizia del soggiorno di Garibaldi a Casamicciola si era sparsa in un baleno in tutta l'Italia meridionale. Il pungolo di Napoli, quotidiano partenopeo, scriveva corrispondenze giornaliere da Ischia, fornendo tutti i particolari delle cure del generale; possesso di che si per quotidiano “l'Italia” e per il periodico, scritto in dialetto napoletano, “Lo Corpo de Napoleone e lo Sebbeto”. Dopo alcuni giorni di cura, le ferite si erano cicatrizzate, ma si era manifestato un intenso dolore metacarpo della mano destra un, dell'edema ma dell'arto lieve reazione febbrile. I dottori Albanese e Basile entrarono in polemica con il dottor Mennella, reputando dovessi sospendere la cura termale trattandosi di una artrite gottosa. Il dottor Mennella (a ragione) insisteva sulla necessità di proseguire in bagni ritenendo trattarsi di artrite reumatica, e conoscendo bene alla virtù terapeutica dell'acqua del Gurgitiello di metodo curativi di essa, insisteva opportunamente perché il generale completasse il trattamento.
Evidentemente la scienza medica, in quei tempi, non aveva fatto grandi passi nel settore idrologico: l'Albanese e il Basile furono irrimovibili e convinsero Garibaldi a sospendere la cura dopo qualche altra applicazione termale presso le Terme Manzi e le stufe di San Lorenzo.