Menu principale:
La Maddalena > Isolani famosi nel mondo > Gian Maria Volontè
INTERVISTA DI SIMONETTA ROBIONY da "La Stampa" del 4/09/1991
Gianmaria Volontè è il solo Grande Attore di questa giornata inaugurale di festival. Bianco e severo, la bella faccia segnata da rughe che s' immagina più di pensieri che di età, avanza della hall dell' Excelsior seguito da un' Angelica Ippolito, sua compagna da anni, regale e consunta. Perfino i paparazzi, categoria per mestiere che non conosce il rispetto, lo bersagliano di lampi educati che non turbano né scalfiscono quell' alone sacro nel quale ormai Volontè pare muoversi. A differenza degli altri, che si concedono abbondantemente alla stampa e alla televisione, con atteggiamento certamente divistico ma altrettanto certamente aristocratico accetta di parlare di Una storia semplice, il film da Sciascia di Emidio Greco con cui s' è inaugurato il concorso, solo in conferenza stampa: <Non sarebbe democratico fare diversamente, dice, riportando all' improvviso d' attualità una parola come democrazia su cui la storia di questi tempi ha aperto un concettuoso dibattito. Però, quando finalmente la sua voce profonda e calda, tanto diversa da una bella voce qualunque, si leva per parlare, si avverte un brivido nell' anima perché il Grande Attore Volontè sa passare i pensieri attraverso i sensi e un lungo applauso si leva alla fine del suo lungo monologo. Chiaro che era preparato. Chiaro che era studiato a tavolino. Chiaro che a quel che doveva dire aveva riflettuto a lungo. Ma la recita è perfetta e l' emozione è collettiva. Applaudono tutti. Massimo Ghini, Ennio Fantastichini, Ricky Tognazzi e Massimo Dapporto, quattro dei molti attori, giovani e non, comunque italiani, che hanno lavorato a quest' impresa e che Volontè definisce: Un gruppo al quale, in una vita di solitudine nella quale non ho avuto appartenenze, m' ha dato contentezza il poter essere. Applaude il regista Emidio Greco, signore di mezza età con un percorso alle spalle da eterno esordiente. Applaude il produttore Claudio Bonivento, finanziatore di opere giovanili e popolari come gli ultimi film di Marco Risi, qui alle prese con una pellicola senza grossi effetti. Applaude la sala liberata dall' obbligo di registrare sempre e solo dichiarazioni minimali, come se i grandi concetti ormai facessero soltanto paura. Ne Una storia semplice, più che negli altri film di Volontè ispirati da vicino o da lontano a Sciascia come A ciascuno il suo di Petri, Il caso Moro di Ferrara, Porte aperte di Amelio, è l' alter ego letterario dell' autore, il professor Franzò, osservatore implacabile di fatti tremendi. E da questa identificazione dissociazione parte Volontè per la sua orazione sul cinema di impegno civile. Nel personaggio di Franzò esordisce Sciascia ha messo tre cose sue: l' amore odio per i siciliani, un rompicapo che l' ha tormentato tutta la vita; la malattia fisica come segno del dolore provato da chi pensa e schivato da chi invece non pensa; l' atteggiamento di opposizione radicale contro ogni forma di potere. La cifra stilistica è quella dell' ambiguità pirandelliana, dell' essere e dell' apparire. Per questo, per portare Franzò sullo schermo, ho fatto ricorso alla <condensazione, quel particolare fenomeno per cui nel sogno una persona ci appare insieme conosciuta e sconosciuta, riconoscibile ma misteriosa>. Poi Volontè passa a parlare dei giorni nostri. Dell' assassinio di Libero Grassi, l' imprenditore che aveva rifiutato di pagare la tangente e che è stato ucciso perché servisse da monito agli altri. E' un caso, il suo, perfetto per Leonardo Sciascia perché Grassi aveva rifiutato tanto la protezione del racket come quella delle forze dell' ordine: voleva essere un uomo libero. In questo paradosso di doppia oppressione, sia pure di segno opposto, Sciascia vi avrebbe colto la sua verità . Parla della Unione Sovietica, che il mancato golpe sembra star disfacendo. Come il professor Franzò anch' io sono diventato un cultore del dubbio. Di fronte alle tante notizie che arrivano in questi giorni dall' U.R.S.S. mi sono scoperto un ammiratore di Shevardnadze perché è stato il primo a sollevare un interrogativo di fronte a una versione dei fatti che voleva avere la chiarezza della geometria. Parla della Sicilia e di quello che è diventata. I mali che affliggono la Sicilia non sono i carretti o le coppole, come dice Tornatore nei suoi film. Sciascia è stato accusato perfino di aver inventato la mafia. Se l' avesse fatto sarebbe il genio del secolo perché in una parola sola ha concentrato tutti i guai che affliggono non solo la Sicilia ma il nostro intero Paese. Inevitabile che a questo punto l' applauso sia esploso. Pochi minuti dopo il Grande Attore, adducendo un impegno, spariva nei corridoi dell' albergo.
Lietta Tornabuoni
Menu di sezione: