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Garibaldi e Meucci

Giuseppe Garibaldi > L'Americano

Quando Giuseppe Garibaldi arrivò a New York nel 1850, un anno dopo la caduta della Repubblica Romana e la morte di Anita a Comacchio, fu subito attorniato da manifestazioni di ammirazione e di affetto di amici e sostenitori italiani. Uno di questi era i con cui il Generale arrivò presto a trovarsi in accordo sulla necessità di intraprendere un'attività capace di dar lavoro al massimo numero possibile di esuli italiani disoccupati (e Garibaldi si metteva tra quelli) e di trovare una sistemazione in campagna, dove si potesse vivere con poco e non si fosse continuamente distratti dalla vita convulsa della città.
Fu Max Maretzek , all'epoca impresario del Castel Garden e amico del tenore Salvi, che trovò la soluzione ideale: una casetta in campagna , denominata
Forest cottage , a Clifton, nell'isola di Staten Island (New York). Nel terreno circostante venne costruita una fabbrica concepita da Meucci e destinata a produrre candele con una tecnica messa a punto da lui stesso. Il tenore Salvi venne convinto a mettere il capitale necesario per il terreno e l'edificio della fabbrica.
A seguito di tutto questo, Giuseppe Garibaldi e il suo aiutante di campo, il colonnello Paolo Bovi Campeggi, convissero per vari mesi con i Meucci , e furono ospiti della sua casa.
Durante l'inverno tra il 1850 e il 1851, Garibaldi fu abbastanza assiduo nell'aiutare Meucci nel lavoro del "sego" come chiamava lui il materiale usato per la produzione delle candele) . Soltanto una volta Garibaldi fu preso dallo sconforto, come racconta lui stesso nelle sue
Memorie Autobiografiche:
"...Lavorai per alcuni mesi, con Meucci - che, benché lavorante suo, mi trattò come della famiglia, e con molta amorevolezza. Un giorno però, stanco di far candele - e spinto forse da irrequietezza naturale ed abituale - uscii di casa, col proposito di mutar mestiere. Mi rammentavo d'esser stato marino - conoscevo qualche parola d'inglese - e mi avviai sul litorale dell'isola, ove scorgevo alcuni barchi di cabotaggio occupati a caricare e scaricar merci. Giunsi al primo, e chiesi d'esser imbarcato come marinaio. Appena mi diedero retta: tutti, quanti ne scorgevo sul bastimento - continuarono i loro lavori. Ritentai la prova, avvicinando un secondo legno. Medesima risposta. Infine ad un altro, ove si stava lavorando a scaricare, e dimandai mi si permettesse aiutare al lavoro - e n'ebbi in risposta che non ne abbisognavano. "Ma non vi chiedo mercede" io insistevo: e nulla. Voglio lavorare per scuotere il freddo" (vi era veramente la neve) meno ancora. Io rimasi mortificato! Riandavo col pensiero a quei tempi quand'ebbi l'onore di comandar la squadra di Montevideo - di comandarne il bellicoso ed immortale esercito! A che serviva tutto ciò? - non mi volevano! Rintuzzai la mortificazione, e tornai al lavoro del sego. Fortuna ch ‘io non avevo palesato la mia risoluzione all'eccellente Meucci - e quindi, concentrato in me stesso, il dispetto fu minore. Devo confessar di più: che non era stato il contegno del mio buon principale verso di me, che mi avesse obbligato alla intempestiva mia risoluzione - egli mi era prodigo di benevolenza e d'amicizia - siccome lo era la signora Ester di lui sposa.... "
Tramite Adolfo Rossi [1], che lo sentì dalla viva voce di Meucci, oggi sappiamo che la nostalgia di Garibaldi per il mare era ben nota al suo "principale" Meucci; tanto che un giorno questi acquistò un modesto battello a vela latina, e lo affidò alla perizia marinara del Generale per metterlo in perfette condizioni di navigazione. Il battello doveva servire alla pesca e alla caccia delle anitre e Garibaldi non vi lasciò entrare nessuno prima di averlo sperimentato in tutti i modi. Lo scafo, dipinto in bianco, rosso e verde ebbe il nome del sacerdote cappellano
Ugo Bassi, giustiziato dagli austriaci durante la campagna del ‘49.
Diretto da un "pilota" come Garibaldi, il battello, suscitava l'ammirazione di tutti, anche se il suo uso costava fatica, perché ad ogni escursione bisognava trarlo a terra, caricarlo sopra un carro e condurlo a casa per metterlo al sicuro dai ladri. Fortunatamente c'erano visitatori i quali aiutavano spesso a portarlo in spalla... "
La microscopica colonia garibaldina, divenuta subito punto di riunione degli esuli italiani e dei rifugiati politici di ogni nazionalità, si ingrandì successivamente con l'arrivo di Righini e Oregoni, che avevano combattuto agli ordini del Generale nella Legione Italiana di Montevideo e in Italia.
Quando, l'8 aprile del 1852, Garibaldi decise di accettare l'invito dell'amico Francesco Carpaneto di accompagnarlo nei viaggi commerciali che questi intendeva fare verso i porti dell'America Centrale, lasciò ad Antonio ed Ester Meucci molti ricordi personali fra cui la camicia rossa indossata durante la difesa di Roma (ora presso il Museo del Risorgimento a Roma).


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